
Con le punte per terra e i talloni per aria
Poesie di Giuseppe Fonte, illustrazione di Andrea Giussani.
Il piacere nel leggere un momento sfuggente, il costo di un racconto. Una lettura impegnativa tanto quanto immersiva, che non si prolunga più del necessario. L’amante, la torcia, una scalata meno alta, ma con discesa poco chiara. Joan Didion scrisse che “Siamo cresciuti con l’etica secondo cui gli altri, qualsiasi altro, tutti gli altri, sono per definizione più interessanti di noi stessi; educati a essere riservati, sempre sul confine dell’auto annullamento.”, il LibertyClub, nella sua filosofia di costante espansione e ricerca del vero, si affida al modo in cui ognuno vede il mondo – un vento che riecheggia ciò che sfugge a occhio distratto.

Poesie di Giuseppe Fonte, illustrazione di Andrea Giussani.

Astante la fossa buia.
Un cesso crepato, segnato dagli eventi di una vita eppiù, in finta ceramica; quattro mura che formano un loculo, quasi quasi – pensa – è meglio di casa mia.
Tira giù la patta, con un gesto lento e sul finir di quello che pare un rito, si blocca.

L’operatore GQG, addetto alla manutenzione-rotabili, sapeva bene che il solo modo in cui XPT e SRT si sarebbero potuti incontrare era scontrandosi.
Nella città di F4892 la rete ferroviaria era infatti delle più organizzate, lunghi fili metallici solcavano le strade e attraversavano le piazze come tante rette tirate col righello, quasi quel mondo caotico avesse bisogno di essere incanalato su binari, come un sorriso sgangherato ha bisogno dell’apparecchio per allineare i denti storti.


Dove siedono i vostri nemici davanti alla Pace? Come ripongono le armi quando costringete le bandiere ad imbiancare la resa? E loro, incerte, scoloriscono in un pallore acidulo, anche se le pupille restano ferme in fosse di comuni speranze? Sono propensi ad assecondare la vostra richiesta? O sono fedeli ad un’elevata morale il cui principio avete sempre ribadito? Se ci fosse pietà tra voi e le vostre inimicizie, forse trovereste quiete in una veloce comunione e in fragili laiche confessioni. Vivete in un contesto artificialmente naturale. Riporrebbero insomma le spade affilate e le mitragliatrici veloci ad un vostro segnale? Le lente parole tardano ad arrivare fin qui, quando siete lontano mille miglia. Avvicinatevi dunque,

Gregorio percorreva al tramonto la strada che taglia in due la Val Belluna. Rettilineo, filava dritto tra i versanti indorati delle montagne. Non aveva nessuno davanti, nessuno alle spalle e con i finestrini alzati l’unico suono udibile era il brontolio costante del motore della sua Polo bianca.

Il valore della prima impressione, soprattutto all’interno di una società frettolosa e impaziente come quella attuale,
è indubbiamente una discriminante importante del nostro modo di vedere e percepire la realtà circostante. Il mondo corre inesorabilmente e la prima impressione in molti casi può essere anche l’ultima che si ha, in caso non sia positiva, poiché spesso di dare seconde chance non c’è né il tempo né la voglia, vuoi perché accecati dall’irrefrenabile desiderio di novità e stupore, oppure in quanto semplicemente non convinti che la rivisitazione in questione possa essere utile o portare ad una rivalutazione, tanto era stata negativa la prima sensazione.

“Il sonno della ragione genera mostri” dichiara Goya nel foglio 43 dei suoi celebri Caprichos:
allarme di un animo sensibile e d’eredità illuministica, sì, ma anche icastica definizione di quel che sembra voler denunciare l’arte simbolista di fine ‘800. La quale, del resto, si esprime presto in larga parte degli Stati europei, dove risponde a un’esigenza espressiva che non mi spingerò imprudentemente a legare per necessità alle condizioni storiche dei territori. È tuttavia utile, nella convinzione che pure queste, in misura più o meno larga, abbiano contribuito a determinarne i tratti, spendere due parole sul contesto storico-geografico in cui l’arte simbolista prolifera con maggior successo.

È ormai da tempo che in Italia si protrae il dibattito riguardo all’inserimento dei testi dei grandi cantautori italiani all’interno delle antologie scolastiche.
Può infatti capitare, al giorno d’oggi, di imbattersi in una canzone di De André, Dalla o Guccini mentre si sfoglia un libro di letteratura delle scuole medie o superiori. Il riconoscimento di questi testi come vere e proprie poesie è ancora oggi fonte di discussione tra i suoi sostenitori e detrattori: i primi, tra cui si è più volte identificato il ministro della cultura Dario Franceschini, considerano le canzoni d’autore i simboli di una generazione, documenti di grande valore culturale oltre che artistico, mentre i secondi, pur riconoscendo l’indiscutibile validità di alcuni testi, li reputano inscindibili dalla loro componente musicale.

Disporrò dei piccoli Cactus e qualche Aloe tra “I dolori del giovane Werther” e le poesie di Garcia Lorca sulle mensole di legno nella mia casa, a Torino.
Il mio appartamento avrà delle spaziose pareti bianche su cui appenderò i miei poster e le mie fotografie; per esempio quella della nonna da giovane, con quel vestito giallo così retrò, ma che a quella sua figura sinusoidale stava tanto bene (io sono troppo smilza per indossarlo, mi fa sembrare una triste campanula per come mi cade sui fianchi).
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