Cinema

Da quel lontano 1895 in cui il treno dei fratelli Lumière arrivava alla stazione di La Ciotat ne è passata di acqua sotto i ponti. Il pubblico ha conosciuto ladri di biciclette, esorcisti, hobbit, belle addormentate nel bosco, ma anche supereroi, agenti segreti e comici. Il digitale ha preso il posto della pellicola, il 3D ha fatto vedere che esisteva una dimensione in più e il Cinema tutto si è affermato sia come forma d’arte che come industria, cambiando il teatro e inventando la televisione. Ma una cosa non è mai cambiata: la magia. La magia che solo il buio della sala, quando lo schermo sta per accendersi o gli attori stanno per entrare in scena, è capace di regalare allo spettatore. Una magia che anima questa sezione, ben sapendo che dietro ad ogni film, ogni opera teatrale, ogni serie tv c’è stato del lavoro e che di ognuna vale la pena parlarne (anche male, se necessario). Perché il Cinema è una materia che può parlare a tutti e di tutto, è la materia “di cui sono fatti i sogni”.

Scusi, a che ora è la fine del mondo?

Era il 1994 quando Luciano Ligabue pubblicava l’album da cui è stato mutuato il titolo di questo articolo, ma in questa sede non si parlerà di musica, bensì si cercherà di analizzare il modo in cui tre registi e altrettanti film hanno messo in scena quella che forse è la paura più atavica e profonda dell’uomo: la fine del mondo, appunto.

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Amarcord – Federico Fellini

Guardando Amarcord si ha come l’impressione di avere tra le mani una di quelle palle di vetro con la neve che fiocca quando le si scuote; si prova la stessa soffusa tenerezza. Eppure questo film è tutt’altro che un giocattolo di intrattenimento.

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