The river, poesia della working class

Recensione di Matteo Scantamburlo

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È ormai da tempo che in Italia si protrae il dibattito riguardo all’inserimento dei testi dei grandi cantautori italiani all’interno delle antologie scolastiche.

Può infatti capitare, al giorno d’oggi, di imbattersi in una canzone di De André, Dalla o Guccini mentre si sfoglia un libro di letteratura delle scuole medie o superiori. Il riconoscimento di questi testi come vere e proprie poesie è ancora oggi fonte di discussione tra i suoi sostenitori e detrattori: i primi, tra cui si è più volte identificato il ministro della cultura Dario Franceschini, considerano le canzoni d’autore i simboli di una generazione, documenti di grande valore culturale oltre che artistico, mentre i secondi, pur riconoscendo l’indiscutibile validità di alcuni testi, li reputano inscindibili dalla loro componente musicale.

Tuttavia se la scuola italiana sembra tendere sempre di più verso la prima direzione, negli Stati Uniti l’argomento non è neanche materia di discussione, benché il premio Nobel assegnato a Bob Dylan nel 2016 abbia marcato un grande passo avanti nell’inserimento della canzone d’autore all’interno della letteratura comunemente intesa.

Sorprende che un paese dalla storia letteraria così giovane,

ma dotato di una tradizione folk tanto ricca, non inserisca nei suoi programmi di studio alcune delle sue canzoni più significative; non sono forse ancora attuali e degni di essere studiati temi come il razzismo della dylaniana Hurricane o la disuguaglianza sociale di This Land is Your Land di Woody Guthrie?

Oltre ai grandi autori folk però c’è anche un altro cantante, più vicino alla tradizione rock, che non sfigurerebbe affatto in un libro di letteratura americana: Bruce Springsteen. Pochi infatti hanno saputo rappresentare meglio del Boss le mille sfaccettature degli States tra l’ottimismo del sogno americano e la cruda realtà della working class.

Manifesto della poetica di Springsteen è The River,

brano del 1980 in cui il cantautore si fa ispirare dall’esperienza della sorella, rimasta incinta in giovane età, e racconta una storia d’amore e di povertà non diversa da tante altre, ma narrata con una drammaticità e un trasporto emotivo tali da renderla indimenticabile.

Il protagonista di questa storia è un ragazzo di paese vicino ai vent’anni, pronto a seguire le orme del padre nell’industria operaia, che trova un momento di sollievo dalla sua esistenza priva di prospettive quando si reca al fiume con la sua fidanzata Mary. Il fiume rimane l’unica via di fuga della giovane coppia anche dopo il loro triste matrimonio civile, 

no wedding day smiles, no walk down the aisle, no flowers, no wedding dress

forzato dalla prematura gravidanza di Mary, e rappresenta per loro la speranza di una vita migliore, tanto che i due ci si tuffano, quasi a simboleggiare un rituale di purificazione. Tuttavia il futuro continua a voltare loro le spalle, il ragazzo perde il lavoro e alla crisi economica segue quella della loro relazione.

Now all them things that seemed so important, well, mister, they vanished right into the air, now I just act like I don’t remember, Mary acts like she don’t care

Ma lui ricorda, ricorda il loro passato, il loro amore, i loro sogni che non si sono realizzati 

Is a dream a lie if it don’t come true 

e che ora lo tormentano a tal punto da farlo andare al fiume, quel luogo che li aveva rigenerati e in cui la speranza sembrava non morire mai.

Ma il fiume non c’è più,

il suo letto si è seccato come i loro sogni e non c’è più via di fuga per i due, a cui non rimane nient’altro che loro stessi. Con questa immagine dalla indicibile potenza evocativa (inaudita) si chiude una storia di gente comune, resa immortale dal coinvolgimento narrativo e dal senso di inesorabilità che può esserle dato solo da Bruce Springsteen, un uomo della working class che canta della working class.


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