Intervista ad Alfredo Paramico

Intervista di Giorgio Minciotti e Carlo Danelon

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Come un anno fa con il suo collega J. Goldberger (https://libertyclub.eu/intervista-a-john-goldberger/), vorremmo iniziare la nostra conversazione partendo dal principio del suo interesse per gli orologi: potrebbe raccontarci dove e come nasce? A che età ha iniziato a collezionarli?

L’interesse per gli orologi arriva prestissimo e da molto lontano. Da bambino ero letteralmente affascinato dagli oggetti piccoli e pesanti: direi niente di meglio di un orologio! C’è una foto che mi ritrae da bambino (credo di aver avuto tre o quattro anni) mentre mostro orgoglioso a mia sorella l’orologio che, dopo eterne insistenze, avevo convinto mia madre a farmi indossare. Era uno Zenith in acciaio automatico dal tipico design anni ‘70.

La collezione vera e propria è nata, ovviamente, con i primi guadagni. Ho avuto la fortuna di cominciare prestissimo una carriera a Londra nell’ambito dell’Investment Banking grazie a cui ho avuto accesso agli orologi importanti (che comunque allora costavano pochissimo!).

Molto studio e molte scelte sono trascorsi da allora. Nel frattempo, lei ha costituito una delle più prestigiose collezioni di orologi d’epoca al mondo. È ancora animato dal desiderio della ricerca? In che modo un importante collezionista prende decisioni sull’acquisizione di nuovi pezzi o sulla cessione di orologi della sua collezione?

Sono perennemente alla ricerca, la storia insegna che c’è sempre qualcosa da inseguire, qualcosa che non conosciamo, qualche tesoro nascosto… In un certo modo la ricerca viene continuamente alimentata anche dall’evolversi del mondo del collezionismo, mondo estremamente dinamico. Proprio per questo, e qui rispondo alla vostra seconda domanda, sono anche cambiati i parametri circa le decisioni di acquisto. Un tempo prediligevo la rarità alla qualità, oggi non lo farei più: non sono disposto a cedere anche solo un gradino molto piccolo di qualità per inseguire la rarità…

Quale tra gli orologi che le hanno proposto e che non ha acquistato è il suo più grande rimpianto?

Mi è sempre sfuggito il Rolex Paul Newman ref. 6264 limoncino, e sempre per pochissimi soldi tra la richiesta e la mia offerta… Enorme rimpianto!

Come Benjamin e forse Hegel insegnano, il ruolo sociale di un oggetto, di un’opera d’arte in particolare, ne determina l’aspetto. Che gli orologi meccanici, con il progresso tecnologico e la marginalità delle loro capacità funzionali, abbiano perso il ruolo per i quali sono nati, è ormai un dato di fatto. Allora in che modo, secondo lei, oggi, il mondo dell’orologeria può rendere questa parziale “inutilità” un punto di forza? L’orologeria contemporanea ha imboccato la strada giusta? 

La cura per la parte meccanica dell’orologio acquisisce o perde, nel contesto di questo cambiamento, importanza?

Questo e’ un tema estremamente delicato che verte tutto su una contraddizione epocale!

Oggi NESSUN orologio non meccanico puo’ riscuotere interesse collezionistico (e di mercato), però allo stesso tempo nessuno bada alla meccanica… è davvero paradossale, ma è così.

Qual è la caratteristica più evidente che separa l’orologeria d’epoca da quella contemporanea? Da collezionista, come si pone rispetto a queste due grandi categorie? Attinge a entrambe? Se sì, imponendosi delle regole nel rispetto delle quali impostare le proprie ricerche?

Per me, amante degli orologi, le produzioni, d’epoca e contemporanee, se sostenute da aspetti interessanti, quali ad esempio tipologia particolare di quadrante o cassa dal design accattivante o anche meccaniche rivoluzionarie, sono entrambe molto interessanti.

Non disdegno i Richard Mille, i Journe, i Dufour (amo i Genta super complicati degli anni ‘90), ma è chiaro che il mio cuore batte per le produzioni Patek e Rolex anni ‘40 e anni ‘50…

Se l’orologeria si avvicina a un’arte, il collezionista si avvicina a un committente. Quali sono le caratteristiche che separano il collezionismo raffinato ed esperto da quello, a dire il vero piuttosto comune, della superficialità e dell’ostentazione?

Io credo che derivi dalla fortuna di aver vissuto una certa epoca… Negli anni ‘90 si era quasi agli albori del collezionismo, abbiamo avuto la fortuna di poter vedere tra le nostre mani orologi di una importanza capitale ma di cui non c’era conoscenza… Non si aveva idea della rarità degli oggetti. Io credo che ricerca di orologi e accrescimento delle conoscenze siano due fenomeni che si sono sviluppati parallelamente e che hanno letteralmente formato il collezionista raffinato. Attenti però a non cadere nel banale snobismo! Io ho pieno rispetto per chi si è formato, dal punto di vista delle conoscenze, sulle produzioni più recenti…

Cosa suggerirebbe a un giovane che voglia avvicinarsi per la prima volta all’orologeria e al collezionismo?

Studio e dedizione sono elementi assolutamente fondamentali… Oggi i cataloghi delle principali case d’asta sono un viatico di informazioni incredibile, le descrizioni sono ricche di nozioni e di riferimenti storici. E quando si giunge al fatidico giorno del primo acquisto consiglio di scrollarsi di dosso l’inevitabile ansia e la paura di sbagliare. Ricordarsi, invece, che è un momento bellissimo!

Secondo lei è possibile intrecciare sinceri rapporti di amicizia in un contesto dove tanto peso hanno rapporti di tipo economico, dove cioè tutti sono o possono essere venditori, acquirenti, soci o competitor?

Assolutamente sì, e questa è una caratteristica forse unica del nostro mondo. Quando siamo in giro per lavoro trascorriamo intere giornate tutti insieme all’insegna di lunghissime conversazioni sugli orologi!

Se suo figlio si volesse affacciare su questo mondo, quale orologio gli vorrebbe regalare?

A mio figlio di 17 anni interessano poco, lui è ormai americano di formazione (molto pragmatico!) e la nuova generazione non vede l’orologio come uno strumento utile: trascorrendo molto tempo al telefono non c’è certamente bisogno di vedere l’ora al polso!

Credo che gli regalerei un Rolex sportivo anni ‘80… Ma gli insegnerei prima di tutto il rispetto per gli oggetti d’epoca, oltre, ovviamente, al rispetto per gli oggetti di valore. Sopra ogni cosa, mi piacerebbe insegnargli la cura e l’attenzione.


Tutta la redazione di LibertyClub la ringrazia ancora per averci accordato la possibilità di intervistarla.


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