Intervista a John Goldberger

Intervista di Carlo Danelon e Umberto Scabin

TEMPO DI LETTURA 4 MIN.

John Goldberger è considerato da molti appassionati uno dei grandi collezionisti di orologi d’epoca al mondo. Per noi di LibertyClub è un onore potergli rivolgere alcune domande a proposito dell’orologeria e della sua carriera di collezionista.

Buongiorno. Anzitutto, grazie per averci accordato il permesso di intervistarla.

Vorremmo iniziare parlando della sua passione per gli orologi: potrebbe raccontarci da dove nasce? A che età ha iniziato a collezionarli?

Ho iniziato a collezionare orologi a diciotto anni. I miei genitori erano collezionisti d’arte e seguivano i vari mercati del settore. A fine anni settanta mio padre mi consigliò di comprare orologi, che allora costavano poco. Durante la fine degli anni ‘70 con l’avvento degli orologi al quarzo e con la conseguente crisi dell’industria orologiera Svizzera, erano disponibili sul mercato molti orologi meccanici usati a prezzi molto accessibili.

Qual è stato il suo primo orologio da collezione?

Un Rolex cronografo in oro, referenza 3835, degli anni trenta trovato da un antiquario a Bologna nel 1978, pagato cinquecentomila lire.

La prossima domanda che vorremmo porle è molto ampia. Negli ultimi decenni abbiamo assistito alla nascita degli orologi al quarzo, poi di quelli digitali, poi degli smartphone e infine degli smartwatch. Tuttavia, gli orologi meccanici non hanno mai smesso di essere prodotti e acquistati. Perché scegliere oggi un orologio meccanico? Secondo lei qual è il futuro dell’orologeria meccanica?

Io credo che la gente vorrà sempre avere al polso, o in tasca, un movimento complicato, fatto a mano in maniera artigianale. Un oggetto elettronico sarà sempre un oggetto elettronico, l’orologio è un concentrato di tecnologia in poco spazio. Perché la gente continuerà a indossare vestiti su misura? Perché amerà vestire capi fatti a mano e non prodotti industrialmente.

Foto scattata da Umberto Scabin il giorno dell’intervista.

Cosa consiglierebbe di fare a un ragazzo o a una ragazza che provasse fascino per il mondo dell’orologeria e volesse approfondire la sua conoscenza al riguardo, magari con l’obiettivo di creare una collezione?

L’unica cosa che ti potrà sempre salvare è la conoscenza: la conoscenza di chi ti vende l’orologio e la conoscenza dell’oggetto. Alla fine devi sempre “comprare il venditore” più che l’oggetto.

Qual è secondo lei la principale differenza tra l’orologeria d’epoca e quella contemporanea? Perché ha scelto di dedicarsi soprattutto allo studio della prima?

Ho scelto di dedicarmi all’orologeria d’epoca perché in essa sono più affascinanti la ricerca e lo studio e inoltre è molto più rara della moderna. Nell’orologeria moderna non c’è il famoso “fascino del viaggio”, ovvero il cercare l’oggetto, scoprirlo, studiarlo e conoscerlo.

Quali sono i Paesi maggiormente coinvolti nel collezionismo di orologi?

Il collezionismo di orologi da polso è nato in Italia, perché i migliori commercianti di orologi da polso negli anni ‘80 erano italiani. Contemporaneamente si è sviluppato in Germania, America, Giappone e ultimamente in tutti Paesi orientali, che adesso sono i protagonisti.

Qual è per lei l’aspetto più importante nella valutazione di un orologio, l’aspetto che la porta a decidere di acquistarlo?

Quando devo scegliere se acquistare o meno un orologio pongo sempre attenzione a due aspetti in particolare: la rarità e la bellezza. Per bellezza intendo le qualità oggettive: le proporzioni della cassa, l’estetica del quadrante, la qualità dei componenti, le rifiniture, i dettagli.

A oggi è innegabile che la maggior parte degli addetti ai lavori sia di sesso maschile. Perché secondo lei? Si aspetta che in futuro la presenza femminile nel campo dell’orologeria crescerà?

Speriamo: sono poche le donne che collezionano orologi. È un ambiente molto maschilista, principalmente per la differenza numerica tra commercianti dei due sessi.

Foto scattata da Umberto Scabin il giorno dell’intervista.

Quali caratteristiche deve avere il bravo collezionista?

Deve studiare, studiare, studiare.

Come il mondo di internet e dei social ha cambiato il collezionismo?

Ha sicuramente diffuso maggiori informazioni, maggiori possibilità di scambiarsi informazioni su orologi in giro per il mondo. La democrazia del web!

In qualità di collezionista e autore di alcuni tra i più famosi libri sull’orologeria in circolazione, quali letture consiglierebbe a chi stia vivendo il primo approccio alla materia?

Le letture migliori sono su certi blog specializzati. Consiglio anche di consultare i vecchi cataloghi d’asta e qualche libro.

Qual è l’orologio a cui è più legato, qual è il suo modello preferito?

Sono sempre più legato all’ultimo orologio acquistato, all’ultima scoperta. Non sono un maniaco di orologi importanti, a me non piacciono gli orologi banali.

Secondo lei esiste un parallelismo tra le correnti artistiche e il mondo dell’orologeria? Se sì, quali pezzi rappresenterebbero lo stile liberty?

Primo piano del Cartier Cintrée indossato da John Goldberger al momento dell’intervista. (Foto scattata da Umberto Scabin)

Sì, credo esista un legame tra arte e orologeria. Il liberty potrebbe essere rappresentato da certi orologi da tasca e da qualche orologio di forma prodotti ad inizio secolo.

Per finire: cos’ha al polso oggi?

Un Cartier Cintrée modello piccolo prodotto nel 1971 da Cartier Londra, diverso da quello prodotto a Parigi nel movimento, cassa e quadrante.


L’intero team di LibertyClub la ringrazia per la sua disponibilità.


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