12 dicembre 1969

Articolo di Laura Coniglio

Il 12 dicembre 1969,

a Milano, nella Banca dell’Agricoltura, è avvenuto un attentato che ha profondamente segnato la storia dell’Italia repubblicana: la strage di piazza Fontana. 

Altre quattro bombe sono state ritrovate lo stesso giorno, in meno di un’ora: una a Milano, inesplosa, alla Banca Commerciale Italiana, e tre a Roma: all’Altare della Patria, al Museo del Risorgimento e alla Banca nazionale del lavoro. 

L’attentato di piazza Fontana è stato il più grave di tutti, riportando 17 morti e 87 feriti. Inoltre ha segnato l’inizio degli “Anni di piombo” e della strategia della tensione, ovvero una strategia basata su una serie preordinata di attentati volti a diffondere uno stato di paura nella popolazione tale da giustificare una svolta autoritaria da parte del governo. 

Prima di passare ai moventi e ai responsabili della strage bisogna fare un accenno al contesto storico. Il 1969 è stato un anno particolare per la storia d’Italia, poiché ci sono state grandi tensioni. Dal periodo nato sotto il nome di “Autunno caldo” la contestazione studentesca del ’68 è accompagnata dalle lotte operaie; si manifesta per rivendicare i diritti dei lavoratori, per la fine della guerra nel Vietnam, per i diritti delle donne. Il periodo è caratterizzato da occupazioni di fabbriche e università, scioperi e cortei alimentati da una diffusa ideologia rivoluzionaria della sinistra extraparlamentare. 

Dopo l’attentato di piazza Fontana se ne sono susseguiti molti altri:

il 28 maggio 1974, a Brescia, durante una manifestazione antifascista, è esplosa una bomba che ha causato 8 morti e 94 feriti; il 27 giugno 1980, a Ustica, è precipitato il DC-9 della compagnia Itavia per la probabile esplosione di un missile, causando 81 morti e il 2 agosto 1980, a Bologna, nella sala d’aspetto della stazione, è scoppiata una bomba causando 84 morti e 200 feriti.

Subito dopo il verificarsi della strage di piazza Fontana, le indagini vengono orientate verso la pista anarchica, lo stereotipo dell’anarchico che mette le bombe come metodo di lotta viene usato come capro espiatorio per diffondere paura nei confronti dell’estrema sinistra e depistare dai veri responsabili. Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, viene portato in questura il 15 dicembre.

Immagine dell’interno della Banca dell’Agricoltura dopo l’esplosione.

Durante quella stessa notte precipiterà dalla finestra

della sala degli interrogatori per un “malore attivo”. Pietro Valpreda, ballerino anarchico, viene arrestato il 16 dicembre e rimane in carcere per più di tre anni, pur essendo innocente. Valpreda era un esponente del circolo “22 marzo” e per anni è stato descritto come l’esecutore dell’attentato da molti giornali. 

Targa collocata dal Comune di Milano in piazza Fontana per ricordare l’evento della strage.

Tempo dopo, quando le indagini iniziano a orientarsi verso la pista nera, si scopre che i pianificatori della strage sono stati Franco Freda e Giovanni Ventura, entrambi estremisti di destra appartenenti al gruppo politico Ordine Nuovo. Vengono arrestati nel 1971, condannati nel 1979 e assolti in via definitiva nel 1987. Nel 2005 la Corte di Cassazione stabilisce definitivamente che la Strage di piazza Fontana ha una matrice neofascista, ma Freda e Ventura non possono però essere condannati per via dell’assoluzione del 1987.

Freda e Ventura non possono essere processati

perché già assolti dalla Corte D’Assise D’Appello di Bari. Inoltre il presunto esecutore della strage Delfo Zorzi viene condannato nel 2001 e assolto nel 2005 per mancanza di prove. 

Dopo dieci processi, cinque istruttorie e trentasei anni di indagini e attività giudiziaria si conclude l’iter giudiziario per la Strage di Piazza Fontana: il processo più lungo della repubblica italiana. 

La strage di piazza Fontana, circondata da coperture e depistaggi, viene definita la strage di Stato per antonomasia, rimanendo un evento indelebile e indimenticabile della storia del nostro Paese.

Per approfondire l’evento della strage di piazza Fontana ti proponiamo alcuni libri:

La bomba di Enrico Deaglio.

Storia della “Strage di Stato” di Aldo Giannulli.

Piazza Fontana. Il primo atto dell’ultima guerra italiana di Gianni Barbacetto.

Piazza Fontana di Benedetta Tobagi.

La maledizione di Piazza Fontana. L’indagine interrotta. I testimoni dimenticati. La guerra tra i magistrati di Guido Salvini, Andrea Sceresini.

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